

Il 20 ottobre 2025 ho avuto il piaceredi intervenire nella sala della Protomoteca in Campidoglio, durante l’evento “Il Gioco è una cosa seria” organizzato dall’Associazione Studio e Ricerca sulla Visione, e dedicato al valore del gioco come strumento di apprendimento, inclusione e crescita.
È stato un momento importante non solo per il tema, ma anche per il percorso che mi ha portata fin lì.
Sono Alessandra Loreti.
Illustratrice, brand designer e, per qualche tempo, volontaria in un doposcuola di quartiere, a Bologna.
Quando ho iniziato, pensavo semplicemente di aiutare i ragazzi a “portare a casa il compito”:
svolgere esercizi, chiarire dubbi, preparare verifiche.
In realtà, fin dal primo mese, mi sono accorta che il lavoro stava diventando qualcos’altro.
Qualcosa di molto più profondo.
Stavamo lavorando sulle loro modalità di apprendimento.
Sulla loro sicurezza.
Sull’idea che imparare può essere anche leggero, curioso, coinvolgente.
E il ponte che ha cambiato tutto è stato il disegno.
Qui sopra il video completo dell’intervento
Disegnare non è decorare: è pensare
Il disegno fa parte del mio lavoro, ma vederlo entrare nel loro persone è stato illuminante.
A scuola siamo abituati a immagini che “decorano” la pagina: didascaliche, perfette, impersonali.
Ma quando è lo studente a disegnare ciò che sta studiando, succede altro.
Disegnare un vulcano, un ecosistema, una cellula, un personaggio storico non è un esercizio estetico: è trasformare un concetto astratto in qualcosa di proprio.
Per disegnare devi capire.
Devi visualizzare.
Devi compiere un gesto attivo.
È un apprendimento che passa dagli occhi, ma soprattutto dalla mente.
Mi torna spesso in mente questa frase:
Guardare aiuta a ricordare.
Disegnare aiuta a capire.
Il cervello traduce parole in immagini.
E in questo processo si accende una forma di comprensione più profonda, più stabile, più “viva”.

Cosa abbiamo sperimentato nel concreto al doposcuola
Con i più piccoli abbiamo usato il disegno per spiegare concetti base di geografia e scienze.
Con i più grandi abbiamo creato mappe illustrate per riassumere capitoli di storia o romanzi.
Da fuori potrà sembrare un’attività creativa come tante.
Dentro, invece, accadeva qualcosa:
ragazzi distratti iniziavano a partecipare, quelli insicuri si scoprivano capaci, quelli che avevano paura di sbagliare trovavano un nuovo modo per entrare nelle cose.
Perché il disegno ha questo potere:
permette di ragionare visivamente, semplificare, collegare, spiegare.
È una forma di dialogo interiore:
“Cosa voglio dire? Come posso rappresentarlo?”
Ed è per questo che appartiene a tutte le materie.
In storia per visualizzare relazioni ed eventi.
In scienze per rendere comprensibili processi invisibili.
In letteratura per dare corpo a emozioni e metafore.
In matematica per schematizzare idee e strutture.
Una riflessione che nasce da lontano
Anni fa ho creato, sul mio sito La Fabbrica dei Sogni, una sezione chiamata “Creatività e scuola”.
All’inizio documentavo semplicemente come aiutavo mio fratello più piccolo con i compiti.
Solo più tardi ho capito che quello che stavo facendo era molto più ampio: dare forma a un modo diverso di apprendere.
Un modo che non umilia la fatica, ma valorizza il percorso.
Un modo che restituisce ai ragazzi il diritto di imparare attraverso la loro lingua naturale:
immagini, immaginazione, curiosità.

Il cuore del mio intervento in Campidoglio
Durante l’evento ho portato proprio questa visione:
l’idea che il disegno non sia un accessorio estetico, ma uno strumento educativo potente.
Che studiare non significa memorizzare: significa costruire senso.
E il disegno permette di farlo con la mente e con le mani.
Ogni volta che un bambino disegna ciò che ha imparato, mette un po’ di sé in quella conoscenza.
Passa dall’essere un alunno che ripete a memoria, a essere un individuo che riflette, comprende, rielabora.
È questo il vero obiettivo dell’educazione.
Non trasmettere nozioni.
Ma accendere pensieri.
Il disegno non è un passatempo.
È una forma di libertà:
la libertà di imparare in un modo che ti somiglia.
E quando i bambini imparano divertendosi,
allora è lì che imparano davvero.
